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Chi era Rjazanov e chi siamo noi

David B. Rjazanov
Quando prendiamo in mano un libro di Marx dovremmo sempre ricordarci che, nella gran parte dei casi, si tratta di un libro pensato ed elaborato insieme ad Engels o terminato da Engels dopo la morte di Marx. Questo è un fatto abbastanza conosciuto. Meno conosciuto è il fatto che una parte consistente delle opere di Marx e di Engels è arrivata fino a noi grazie al lavoro di ricerca e di cura di un dirigente rivoluzionario russo, David Rjazanov.
Tra i testi fondamentali di Marx ed Engels che dobbiamo alla ricerca, cura e pubblicazione di Rjazanov ci sono: la Tesi di laurea di Marx sugli atomisti greci; Per la critica della filosofia hegeliana del diritto; i Manoscritti economico-filosofici del 1844; La Sacra famiglia; L’ideologia tedesca; i Grundrisse; l’ultima opera, inconclusa, di Engels: la Dialettica della natura, il Carteggio Marx-Engels e tanti altri libri.
David Borisovič Goldendach, meglio noto col nome di battaglia di Rjazanov, nacque il 10 marzo 1870 a Odessa e morì il 21 gennaio 1938. Victor Serge, che ne fu amico, lo descrive così: «corpulento, dai tratti forti, barba e baffi fitti, sguardo attento, fronte olimpica, temperamento tempestoso, il motto ironico».
Militante socialdemocratico e organizzatore sindacale già nella Rivoluzione del 1905, in seguito alla sconfitta di quest’ultima viene condannato alla deportazione e, dopo aver scontato la pena, andrà in esilio in Europa. In Germania è ammesso agli archivi della Spd e comincia uno studio approfondito sulla Prima Internazionale (di cui diventerà il massimo esperto).
Stringe amicizia con Karl Kautsky e Eduard Bernstein, che erano i principali teorici della socialdemocrazia ed erano stati i più stretti collaboratori di Engels nell’ultima fase della sua vita, dopo la morte di Marx. Conosce anche August Bebel, dirigente della Spd, che gli garantisce il libero accesso all’archivio del Partito. Tra le nuove amicizie Rjazanov annovera in quegli anni anche quelle di Paul Lafargue e della moglie Laura, figlia di Marx, che gli mettono a disposizione vari testi della famiglia.
Negli archivi della Spd e in quelli della famiglia Marx, dove si immerge con entusiasmo, Rjazanov trova inediti importanti. Nel 1910 Kautsky, notando la serietà del ricercatore, gli affida il compito di ricostruire con una edizione scientifica la corrispondenza di Marx ed Engels.
Torna in Russia nel 1917 dopo la Rivoluzione di febbraio ed entra nel Partito bolscevico, in cui sosterrà spesso posizioni contrarie (quasi sempre da destra) a quelle di Lenin e Trotsky.
Questo, tuttavia, non intaccava la grande considerazione in cui i suoi studi erano tenuti all’interno del Partito. Lenin, che si rivolgeva regolarmente a Rjazanov quando aveva bisogno di suggerimenti per i suoi studi di marxismo (considerandolo il più profondo conoscitore di Marx), gli scrive in una lettera del 2 febbraio 1921: «Possiamo raccogliere l’opera completa di Marx ed Engels? È un compito realizzabile?».
Lenin è convinto dell’importanza di un simile lavoro e della necessità di impiegare per esso le risorse dello Stato rivoluzionario. Sa anche chi è la persona adatta per questo compito, per questo ha proposto (gennaio 1921) al Comitato centrale la fondazione dell’Istituto Marx-Engels e che la direzione sia affidata a Rjazanov.
Lo scopo principale dell’Istituto è di raccogliere e pubblicare le opere complete di Marx ed Engels, in primo luogo in lingua originale, dunque in tedesco, e contemporaneamente in russo. Si tratta di quella che sarà poi nota come la Mega (Marx-Engels Gesamtausgabe). Sotto la direzione di Rjazanov, l’Istituto cura anche la pubblicazione delle opere di Karl Kautsky, di Rosa Luxemburg, di Antonio Labriola.
Dopo la morte di Lenin, Rjazanov si dedicherà sempre meno alla politica quotidiana e sempre più al suo prezioso lavoro teorico, di studio ed editoriale dell’opera di Marx ed Engels.
Non partecipa attivamente allo scontro che si apre in Russia tra Trotsky e la burocrazia stalinista. Ma non per questo rinuncia a difendere le sue idee. È uno dei pochi che non ha timore, ancora nei primi anni Trenta, quando Stalin è oggetto di un vero e proprio culto, di dire a Stalin, in pubblico, ciò che pensa della sua ignoranza del marxismo e del disprezzo della teoria che è l’abito caratteristico della burocrazia stalinista.
Si racconta che un giorno Stalin andò a visitare l’Istituto e nell’ufficio di Rjazanov notò che c’erano solo ritratti di Marx, Engels e Lenin. Per questo chiese a Rjazanov come mai non ci fosse un suo ritratto. Rjazanov rispose: «quelli sono stati i miei maestri: voi cosa siete per me?».
L’indipendenza di Rjazanov è intollerabile per il regime stalinista. Tanto più perché proprio in quegli anni lo stalinismo ha bisogno non di filologia marxista ma piuttosto di una falsificazione del marxismo. Nel 1931 Rjazanov è espulso dal Partito e arrestato per «attività controrivoluzionaria». Viene deportato a Saratov e le sue opere vengono ritirate dalle biblioteche e proibite.
Rilasciato per un breve periodo, in seguito a una campagna internazionale, viene di nuovo arrestato nel luglio 1937. Vogliono che Rjazanov ammetta di aver nascosto gli archivi dell’Opposizione trotskista. Ma Rjazanov si rifiuta di accusare sé stesso o altri. È allora condannato a morte in un processo che dura quindici minuti. Viene fucilato segretamente il giorno stesso: la notizia non verrà data nemmeno alla moglie, a sua volta condannata a otto anni in un gulag solo per il fatto di essere la moglie. Rjazanov sarà sepolto in una fossa comune a Saratov. Il giorno della fucilazione è il 21 gennaio 1938, quattordicesimo anniversario della morte di Lenin.
L’Associazione Rjazanov, che prende il nome da questo importante rivoluzionario studioso di Marx ed Engels, è un’associazione culturale che vuole preservare i testi classici del movimento operaio, sia italiano che internazionale, e promuoverne la diffusione, in particolare di quei testi, spesso poco noti, che trattano di tematiche quali la solidarietà di classe internazionale, la lotta per l’autodeterminazione dei popoli oppressi e la lotta contro le doppie oppressioni (maschilismo, razzismo, xenofobia, omobitransfobia ecc.).
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